e già si parla di rottura
il lavoro di sorvegliante notturno in un villaggio estivo per ragazzi permette di vedere le cose attraverso un filtro speciale, un filtro che poche situazioni offrono. ma non voglio parlare del filtro, se lo facessi questo post diventerebbe un libro. ho appena pizzicato due ragazzi fuori dalla loro camera, andati a dormire da alcune ragazze. li ho rimandati in camera loro: non solo non è permesso ma le ragazze non erano affatto carine. ho dovuto cazziare i ragazzi che mi hanno dato ragione e si sono scusati per il loro cattivo gusto.
torniamo al filtro, o meglio alle sue conseguenze. sono momenti lunghi, ore e ore da solo, nel silenzio di un edificio che non ha segreti per i miei occhi e le mie orecchie esperte. scendo in magazzino, tiro fuori la chitarra, sfodero le tablature di Grace fresche di stampa e mi incastro tra un DO9dim ed una altra assurdità che per le mie dita poco agili è topologicamente ineseguibile. e penso allora a nic zuliani che viaggia su quel manico come la vespa del gian tra le strade di trieste.. e pendo ad ale che paziente e metodico riconduce noi all'ordine e invoca delle prove serie. e penso che tra due sabati suoneranno, senza di me. e già si parla di rottura. ma non accadrà: abbiamo già superato momenti ben più difficili, uscendone a testa alta. i mormorii non ci tangono minimimamente, siamo granitici e compatti.
ciò non toglie che pensare a quelle chitarre che ruggiranno, accompagnate della mostruosa e ruggente batteria del festeggiato scugnizzo mi mette un po' di tristezza, mentre qualche porta cigola e atti di autoerotismo si consumano nelle camere di coloro ai quali cupido questa sera non ha sorriso. il controllore sorride, conosce la grammatica dei rumori di questo edificio, se ne fa interprete e divulgatore, annotando dentro di sè gli eventi più interessanti. ma mentre esegue questo freddo esercizio di stile, mentre con fare compassato intuisce cosa celino quelle porte chiuse, il suo cuore va a quelle due chitarre ed ai volti più noti. il sorriso resta, ma prende un gusto tiepidamente amaro.
pensatemi amici
layne
torniamo al filtro, o meglio alle sue conseguenze. sono momenti lunghi, ore e ore da solo, nel silenzio di un edificio che non ha segreti per i miei occhi e le mie orecchie esperte. scendo in magazzino, tiro fuori la chitarra, sfodero le tablature di Grace fresche di stampa e mi incastro tra un DO9dim ed una altra assurdità che per le mie dita poco agili è topologicamente ineseguibile. e penso allora a nic zuliani che viaggia su quel manico come la vespa del gian tra le strade di trieste.. e pendo ad ale che paziente e metodico riconduce noi all'ordine e invoca delle prove serie. e penso che tra due sabati suoneranno, senza di me. e già si parla di rottura. ma non accadrà: abbiamo già superato momenti ben più difficili, uscendone a testa alta. i mormorii non ci tangono minimimamente, siamo granitici e compatti.
ciò non toglie che pensare a quelle chitarre che ruggiranno, accompagnate della mostruosa e ruggente batteria del festeggiato scugnizzo mi mette un po' di tristezza, mentre qualche porta cigola e atti di autoerotismo si consumano nelle camere di coloro ai quali cupido questa sera non ha sorriso. il controllore sorride, conosce la grammatica dei rumori di questo edificio, se ne fa interprete e divulgatore, annotando dentro di sè gli eventi più interessanti. ma mentre esegue questo freddo esercizio di stile, mentre con fare compassato intuisce cosa celino quelle porte chiuse, il suo cuore va a quelle due chitarre ed ai volti più noti. il sorriso resta, ma prende un gusto tiepidamente amaro.
pensatemi amici
layne

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